impianti extra-corti

Impianti extra-corti per le gravi atrofie ossee

Fino a qualche decennio addietro una delle principali controindicazioni dell’implantologia era l’atrofia ossea, pazienti con poco osso potevano riscontrare delle complicazioni, oggi invece grazie alle innovative tecniche odontoiatriche su pazienti con grave atrofia ossea si possono inserire impianti extra-corti con percentuali altissime di successo.

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dolore al nervo trigemino

Dolore al nervo dopo l’implantologia: come affrontarlo

L’implantologia è una tecnica di riabilitazione odontoiatrica molto diffusa e sempre più frequente, il successo dell’implantologia ha percentuali ormai altissime,ma possono verificarsi alcune lievi complicanze come:

  • dolore al nervo;
  • emorragie;
  • disturbi neurosensoriali.

La possibilità che questa tipologia di complicanze si possa verificare o che addirittura si verifichi la combinazione di esse è molto bassa, tuttavia è bene sapere come far fronte ad eventuali complicanze.

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sostituire i denti caduti milano

Sostituire i denti caduti: un passo importante e necessario

Il consiglio dell’odontoiatra sulla possibilità di sostituire i denti caduti può essere letto con diffidenza da parte del paziente soprattutto se la sostituzione del dente riguarda i settori posteriori della bocca che non impattano direttamente sulla funzione estetica.

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posizionamento degli impianti dentali implantologia milano

Posizionamento degli impianti dentali: una fase delicata

Il posizionamento degli impianti dentali è un fase molto delicata dell’implantologia, un posizionamento implantare non corretto potrebbe essere la causa di una perimplantite.

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impianti corti implantologia milano

Impianti corti in implantologia quando c’è poco osso

Ai pazienti con poco osso spesso viene spesso detto che non è possibile inserire impianti dentali a causa del riassorbimento osseo, alcuni prospettano la ricostruzione ossea per poter inserire impianti standard, ma ci sono anche altre alternative, come l’inserimento di impianti impianti corti. Continua a leggere

riabilitazione dentale milano

Riabilitazione dentale in pazienti con trapianto di organi

I pazienti che hanno subito un trapianto di organi necessitano sempre più di una riabilitazione dentale perché spesso, prima dell’intervento di trapianto, sono sottoposti all’estrazione di elementi dentali compromessi che potrebbero creare delle complicazioni al trapianto a causa di infezioni o infiammazioni nel cavo orale.

Implantologia nei pazienti che hanno subito un trapianto di organi

Solo nel 2015 sono stati registrati in Europa oltre 3200 trapianti e in particolare il 61,46% di reni e il 23,52% di fegato. Nella maggior parte dei casi questi pazienti, dopo il trapianto, hanno un’aspettativa di vita che supera i vent’anni.

protocollo nobel dentista milano

Per questo motivo chi ha dovuto sottoporsi a un’estrazione forzata dei denti, per precauzione e maggiore sicurezza rispetto alla presenza di infezioni e infiammazioni nel cavo orale, non può certo rinunciare a una qualità di vita che passa anche per un ritrovato sorriso.

La riabilitazione dentale su pazienti edentuli, in questo caso su pazienti che hanno anche subito un trapianto, è di fatto la possibilità di ritrovare non solo il sorriso e una vita sociale più serena, ma anche di ripristinare le funzioni masticatorie.

Tipologia di impianti dentali per la riabilitazione dentale dopo il trapianto di organi

L’utilizzo di impianti in titanio è considerato, nell’odontoiatria contemporanea, il metodo migliore per la sostituzione dei denti mancanti attraverso la tecnica dell’implantologia.

Nei casi di pazienti che hanno subito il trapianto di organi, va comunque considerato l’impatto dei farmaci immunosoppressori che questa tipologia di pazienti deve assumere a vita.

Per molti anni, le terapie con farmaci immunosoppressori venivano considerate una delle controindicazioni dell’implantologia.

aumentare la stabilità primaria implantologia milano

Nuove possibilità per la riabilitazione dentale

In uno studio pubblicato su Implant Dentistry di ottobre 2019, alcuni ricercatori hanno effettuato una valutazione funzionale ed estetica della riabilitazione dentale con implantologia in pazienti sottoposti a terapia immunosoppressivo dopo il trapianto di organi.

Il campione dell’indagine è stato costituito da 21 pazienti in terapia con immunosoppressori dopo aver subito il trapianto.

Nei 21 pazienti sono stati inseriti 24 impianti, il protocollo di ricerca ha previsto la sostituzione di un singolo dente mancante con un impianto in titanio.

A distanza di due anni dall’inserimento degli impianti in titanio è stata eseguita la valutazione meccanica e la misurazione oggettiva della stabilità dell’impianto, riscontrando il pieno successo della terapia implantare.

Implantologia senza rischi

Dai dati emersi dalla ricerca si può concludere, ma si cercheranno conferme in altre ricerche, che i pazienti che hanno subito un trapianto di organi possono tranquillamente sottoporsi efficacemente alla riabilitazione dentale attraverso l’implantologia.

Risultati che possono essere applicati a tutti i pazienti sottoposti a terapie immunosoppressive, anche per ragioni diverse dal trapianto.

carico immediato o differito implantologia milano

Carico immediato o differito? Il ruolo della stabilità primaria

Il successo implantare dipende da molteplici fattori, alcuni tecnici, altri anatomici e altri ancora legati alla competenza dell’odontoiatra; anche inserire un impianto a carico immediato o differito è una scelta clinica dettata da alcuni parametri, tra cui la stabilità primaria.

Impianti dentali e stabilità primaria

La stabilità primaria è un parametro fondamentale per il successo implantare. Una volta inserito l’impianto dentale si ha una buona tenuta della stabilità primaria quando non si verificano movimenti superiori a 150 micron.

Un osso mascellare con spessore e densità adeguata può essere un ottimo punto di partenza per garantire una buona stabilità primaria.

aumentare la stabilità primaria implantologia milano

L’efficacia del processo di osteointegrazione è dato sia dalla tipologia di osso in cui viene inserito l’impianto, sia dalla tecnica utilizzata per l’implantologia.

In particolare la densità ossea è un fattore determinante per la stabilità primaria dell’impianto, misurare la densità ossea è infatti il primo passo per la pianificazione del miglior protocollo di implantologia e per l’identificazione dell’impianto più adatto, a carico immediato o differito.

Per ottenere la migliore soluzione al singolo caso clinico, un odontoiatra competente misura la stabilità primaria anche durante la fase di inserimento dell’impianto proprio per scegliere il protocollo più adeguato: carico immediato o differito.

Carico immediato o differito: misurare la stabilità primaria durante l’intervento di implantologia

Ci sono differenti modalità per misurare la stabilità primaria durante la fase di inserimento degli impianti dentali, una è il calcolo dell’integrale della curva torque-tempo, che riassume le interazioni dinamiche tra osso e impianto durante l’inserimento e rappresenta quindi la quantificazione dell’energia richiesta per il posizionamento dell’impianto nell’osso.

controindicazioni per l'implantologia

Misurare l’integrale significa dunque misurare l’energia necessaria per superare la resistenza dell’osso nell’inserimento dell’impianto.

Questa tecnica per la misurazione della stabilità primaria durante l’inserimento di impianti dentali è stata sottoposta, dalla comunità scientifica, a uno studio di validazione.

Lo studio è stato effettuato inserendo degli impianti dentali in blocchetti di poliuretano con varie densità, per simulare la densità ossea, la misurazione della stabilità primaria è avvenuta attraverso un un micromotore implantare che determina la curva torque-profondità e ne calcola l’integrale.

Lo studio ha dimostrato che l’integrale è un parametro affidabile per misurare la stabilità primaria, inoltre la misurazione è risultata la stessa indipendentemente dall’operatore che l’ha eseguita.

La misurazione dello stress meccanico subito dall’osso permette all’odontoiatra di pianificare il protocollo: a carico immediato o differito e il tipo di impianto da inserire, senza errori di valutazione.

farmaci antitrombotici e implantologia milano

Farmaci antitrombotici e implantologia: non necessario sospendere le terapie

I pazienti affetti da trombosi venose e arteriose seguono terapie con farmaci antitrombotici (antipiastrinici e anticoagulanti). Nell’eventualità di essere sottoposti a un intervento di implantologia correrebbero dei rischi? Cerchiamo di rispondere a questa domanda nel seguente articolo che sintetizza i dati di una recente ricerca.

Terapie farmacologiche e chirurgia orale

I farmaci antitrombotici hanno diverse categorie.

Ci sono farmaci antitrombotici molto comuni, prevalentemente prescritti a chi soffre di malattie cardiovascolari, patologie arteriose periferiche o malattie cerebrovascolari, come l’aspirina che è un farmaco antipiastrinico.

melatonina mucosite orale

Ci sono poi i farmaci anticoagulanti orali come il warfarin, l’acenocumarolo e il fenprocumone, che sono invece somministrati in pazienti con fibrillazione atriale, protesi valvolari cardiache, trombosi venosa profonda o embolia polmonare.

Infine i farmaci anticoagulanti orali diretti somministrati per prevenire l’ictus o l’embolia sistemica nei pazienti con fibrillazione atriale e per la prevenzione della trombosi dopo un intervento chirurgico all’anca e/o al ginocchio.

L’odontoiatria si interroga ormai da un paio di decenni sulla necessità o meno di sospendere queste tipologie di farmaci prima di un intervento di chirurgia orale.

Grazie alle competenze acquisite dagli odontoiatri e alle innovative tecnologie che essi utilizzano, gli interventi di chirurgia orale sono sempre meno invasivi, motivo per cui è accertato (anche dalla letteratura scientifica) che in casi di estrazione del dente non è necessario sospendere i farmaci antitrombotici e che si può intervenire, quando necessario, con soluzioni emostatiche locali adeguate.

La stessa questione si pone per l’implantologia, un recente studio ha cercato di fornire una risposta.

Sospendere o no i farmaci antitrombotici prima dell’implantologia?

L’implantologia era considerata fino a qualche anno fa come un intervento ad alto rischio sanguinamento per i pazienti in terapia con farmaci antitrombotici e anticoagulanti.

implantologia

In una recente revisione scientifica alcuni odontoiatri hanno valutato il rischio di sanguinamento durante un intervento di implantologia dentale in pazienti che assumevano farmaci antipiastrinici, anticoagulanti orali e anticoagulanti orali diretti.

Negli studi inseriti nella revisione il sanguinamento post intervento si è verificato solo in 10 casi su 456 presi in considerazione, poco più del 2%. Il sanguinamento è stato comunque controllato con agenti emostatici locali. I pazienti maggiormente esposti al rischio di sanguinamento sono risultati essere quelli in cura con farmaci anticoagulanti orali, mentre il rischio minore si è verificato per i pazienti in cura con farmaci antipiastrinici.

Nell’insieme è possibile affermare che il rischio di sanguinamento resta molto basso e può essere controllato con emostatici locali per cui non è necessario sospendere la terapia con farmaci antitrombotici prima dell’implantologia.

Altri studi dovranno confermare la tesi, ma affidandosi a una corretta pianificazione dell’implantologia è possibile prevedere e valutare i rischi ad essa associati.

flora batterica implantologia milano

Flora batterica e successo dell’impianto dentale

Una delle cause del fallimento implantare è la perimplantite, ossia l’infezione dell’impianto dentale e la conseguente perdita; ecco perché è importante il monitoraggio costante della flora batterica dopo un intervento di implantologia.

Microbiota orale dopo l’implantologia

L’odontoiatria si sta concentrando negli ultimi anni sull’importanza del microbiota orale e su come il suo costante monitoraggio possa prevenire molte delle patologie odontoiatriche più comuni, come la carie e la parodontite.

La letteratura scientifica però non riporta ancora nel dettaglio come si componga la popolazione batterica intorno agli impianti dentali e se c’è differenza tra il microbiota di un paziente che ha effettuato un intervento di implantologia post estrattivo e quello di un altro paziente che invece ha effettuato un intervento di implantologia dopo la guarigione ossea a seguito dell’estrazione.

dentista milano

Uno studio sulla flora batterica post intervento di implantologia

In una recente ricerca, i cui risultati sono stati pubblicati sul Journal of Dental Implant di gennaio-giugno 2020, è stata analizzata la composizione della flora microbica nel cavo orale prima del posizionamento degli impianti dentali e successivamente, durante le varie fasi della terapia implantare.

I pazienti da cui sono stati prelevati campioni di placca sopragengivale sono stati suddivisi in pazienti sottoposti a implantologia a carico immediato post estrattiva e pazienti sottoposti a un intervento di implantologia tardivo.

I campioni microbiologici sono stati prelevati:

  • pre-operatoriamente, prima del regime antibiotico;
  • 1 giorno dopo la prima fase chirurgica;
  • alla rimozione della sutura (7-10 giorni dopo l’intervento);
  • 2 settimane dopo;
  • alla seconda fase chirurgica;
  • 2 giorni dopo la connessione dell’abutment;
  • il giorno del posizionamento della protesi;
  • 2 giorni dopo il posizionamento della protesi;
  • al richiamo di 1 mese (follow-up);
  • al richiamo di 2 mesi.

I risultati sulla composizione della flora batteria

Gli streptococchi, che sono normalmente presenti all’interno del cavo orale, hanno raggiunto livelli più alti rispetto alla media:

  • Streptococchi: 36% negli impianti tardivi e 35% in quelli immediati rispetto al resto della flora batterica;
  • P. gingivalis: 21% in impianti tardivi, 22% in impianti immediati;
  • Fusobacterium; 25% in impianti tardivi, 24% in impianti immediati;
  • P. intermedia e A. actinomycetemcomitans hanno mostrato titoli comparativamente inferiori, sia nei casi di impianti immediati che tardivi.

È stata riscontrata un’importante presenza di organismi come Porphyromonas gingivalis e Fusobacterium, che hanno un potenziale patogeno.

Si può concludere che la modalità di inserimento dell’impianto, immediata o tardiva, non altera la flora batterica perimplantare. I microrganismi presenti prima dell’intervento sono costantemente presenti durante l’intera fase del trattamento.

Tuttavia è importante considerare che la valutazione preventiva del microbiota orale e il suo costante monitoraggio potrebbero aiutare a riconoscere il potenziale di perimplantite e la prevenzione della stessa.

carico masticatorio implantologia

Carico masticatorio: quali impianti dentali sono più adatti

Dopo un intervento di implantologia a carico immediato, nonostante il processo di osteointegrazione sia andato a buon fine, si può verificare un riassorbimento osseo nelle zone perimplantari dovuto spesso a un sovraccarico masticatorio.

Le cause di un riassorbimento osseo nella zona perimplantare sono imputabili principalmente a due condizioni:

  • infezioni batteriche;
  • sovraccarico masticatorio.

Sovraccarico masticatorio: quando si verifica

Il sovraccarico masticatorio è una condizione che si verifica quando c’è una distribuzione non adeguata dello stress meccanico durante la masticazione.

Il carico masticatorio è uno degli elementi che viene valutato durante la fase di pianificazione dell’intervento di implantologia. Per evitare il sovraccarico masticatorio infatti è possibile valutare un aumento dell’area di contatto tra osso e impianto, in questo modo si potrà avere una distribuzione più equa del carico di masticazione.

Aumento del diametro dell’impianto dentale

Una delle opzioni per aumentare la resistenza dell’impianto dentale al carico masticatorio è quella di inserire impianti dentali con diametro più ampio rispetto a impianti dentali con diametro standard.

controindicazioni per l'implantologia

Tra le opzioni per perseguire questo obiettivo, l’aumento del diametro dell’impianto ha dimostrato di essere una strategia di successo.

Ogni caso clinico però deve essere valutato singolarmente perché può verificarsi casi in cui il paziente abbia poco spazio sulla cresta alveolare e dunque non sia possibile intervenire con l’inserimento di impianti con diametro più ampio.

L’eccellenza di una struttura odontoiatrica si valuta infatti anche dalla varietà di impianti dentali disponibili.

Avere a disposizione impianti dentali per rispondere alle esigenze di ogni singolo caso clinico è garanzia di sicurezza per il paziente stesso. Non è infatti il paziente che si deve adattare agli impianti, ma gli impianti dentali che devono adattarsi al paziente.

Impatto del diametro dell’impianto dentale sul carico masticatorio

Un gruppo di ricercatori ha portato avanti uno studio in vitro pubblicato sulla rivista Dental Materials di giugno 2020. Nella ricerca si è evidenziato l’impatto del diametro di un impianto dentale sulla distribuzione del carico masticatorio.

I ricercatori hanno ricreato un modello tridimensionale di una mascella ricostruita grazie alle immagini di tomografia computerizzata della mascella di un paziente.

navigatore chirurgico

Successivamente sono stati creati diversi impianti:

  • impianti stretti;
  • impianti a diametro normale;
  • impianti a diametro elevato.

Sono state inoltre simulate differenti tecniche di riabilitazione:

Il carico masticatorio è stato simulato su tutte le tipologie di impianto calcolando la distribuzione dello stress meccanico da masticazione.

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Risultati

I dati emersi dalla ricerca hanno evidenziato che la corretta distribuzione del carico masticatorio sugli impianti permette di evitare il fallimento implantare dovuto a un sovraccarico masticatorio.

Un’ulteriore riduzione dello stress masticatorio si ottiene con l’aumento del diametro dell’impianto dentale.

La pianificazione dell’intervento di implantologia resta dunque una fase fondamentale della riabilitazione.