troppo anziani per l'implantologia milano

Troppo anziani per l’implantologia?

Secondo le ultime proiezioni dell’Istat nel 2050 gli over 65 in Italia saranno 20 milioni di persone, di cui 4 milioni avranno più di 85 anni; ma a che età ci si può considerare troppo anziani per l’implantologia?

Perché sentirsi troppo anziani per l’implantologia?

Pensare che non ne valga la pena è uno dei motivi che spinge le persone di una certa età a preferire le dentiere mobili ai denti fissi; l’idea di sentirsi troppo anziani per l’implantologia è un’idea ancora molto diffusa.

L’aspettativa di vita però è molto più ampia di qualche decennio addietro: la vita sociale prosegue anche oltre ai settant’anni e rimanere senza denti comporta dei fastidi notevoli:

Video - Rigenerazione ossea con materiali biocompatibili
  • imbarazzo nel sorridere;
  • difficoltà a pronunciare alcune parole;
  • disagio nel mangiare in compagnia.

L’impatto della perdita dei denti sulla vita sociale è molto importante, quindi perché precludersi la possibilità di ritornare ad avere denti fissi grazie all’implantologia?

Implantologia in pazienti molto anziani

Nell’ambito di una ricerca pubblicata sul Journal of Oral Rehabilitation viene formulata l’ipotesi dell’efficacia dell’implantologia su pazienti molto anziani, mettendo in relazione l’intervento con le funzioni del sistema temporomandibolare.

Quando si perdono uno o più denti, si attivano nel nostro cervello dei meccanismi, le cosiddette funzioni neuroplastiche, che permettono ai muscoli oro facciali (mandibola, labbra, lingua) di adeguarsi alla nuova situazione del cavo orale. Per questo motivo anche senza uno o più denti siamo comunque in grado di parlare e di masticare.

In età avanzata i tessuti oro facciali si indeboliscono e anche il sistema nervoso può avere dei problemi a inviare i giusti input ai muscoli. Una riabilitazione completa attraverso l’implantologia ridurrebbe questo tipo di complicazioni.

Se si gode di buona salute non si è mai troppo anziani per l’implantologia

La ricerca ha messo in evidenza come, in pazienti molto anziani, affiancando all’implantologia un minimo di riabilitazione senso motoria si possano recuperare completamente sia la parte funzionale che la parte estetica, con un beneficio per ogni aspetto della vita, privata e sociale.

Se non esistono particolari controindicazioni all’implantologia, come patologie pregresse o in corso, il paziente potrebbe essere sottoposto all’intervento anche in età molto avanzata.

Grazie a sofisticati strumenti tecnologici è possibile pianificare ogni fase dell’intervento, con grande sicurezza per il paziente stesso.

controindicazioni per l'implantologia

Anziani con un ottimo stato di salute torneranno ad avere denti fissi in 24 ore, grazie all’implantologia a carico immediato. Può accadere inoltre che con l’età possa sorgere la paura di affrontare l’intervento, in questi casi si può pianificare l’implantologia utilizzando la sedazione cosciente.

Si tratta di un tipo di anestesia che permette al paziente di rimanere vigile senza sentire alcun tipo di dolore, ma mantenendo il pieno controllo nella fase d’intervento, con la possibilità di interagire con l’odontoiatra.

non perdere il dente dentista milano

Ripristinare un dente: endodonzia o implantologia?

In presenza di un elemento dentale ridotto male a causa di una carie profonda, qual è la terapia migliore per ripristinare un dente? Endodonzia o implantologia? Proviamo a rispondere.

Non perdere il dente: cosa fare?

Perdere un dente non è una questione da poco, ci sono molte spiacevoli conseguenze, non solo dal punto di vista estetico. denti mobiliSenza un dente la masticazione non avviene correttamente, il dente antagonista tenderà ad estrudersi (ad “uscire dalla gengiva”) non avendo più il contatto con il lato opposto, l’osso tenderà a riassorbirsi. Come si può intervenire dunque per non perdere il dente? Si può provare a salvare il dente con terapie conservative oppure procedere all’estrazione e inserire un impianto dentale. L’odontoiatria moderna è certamente orientata a salvare il dente naturale attraverso le terapie endodontiche, ma ci sono casi in cui per non perdere la funzionalità del dente si procede con l’implantologia post estrattiva. La risposta non può essere univoca, ogni paziente ha una storia clinica e dunque solo attraverso una prima visita si può dare una diagnosi corretta e, di conseguenza, procedere con la terapia migliore per lo specifico caso clinico.

Dente con assenza di vitalità pulpare

Analizzando i casi specifici di pazienti che avevano perso la vitalità pulpare di un dente, alcuni ricercatori non perdere il dentehanno cercato di evidenziare quali dei trattamenti, endodonzia o implantologia, sia più efficace in questi casi. La ricerca è stata effettuata analizzando i dati contenuti nei database Cochrane, PubMed (Medline) e ScienceDirect tra dicembre 2015 e febbraio 2016. Dai risultati pubblicati sul Journal of Endodontics emerge quanto segue:
  • Sui pazienti in cui è stato eseguito un trattamento endodontico si è registrata una percentuale di successo dal 42,1% all’86% nell’arco temporale compreso da 2 a 10 anni.
  • Sui pazienti in cui si è intervenuti con la chirurgia apicale la percentuale di successo spazia tra il 59,1% e il 93% nel periodo da 1 a 10 anni.
  • Per i casi clinici in cui si è deciso di procedere con l’estrazione del dente e l’intervento di implantologia, i casi di successo implantare vanno dal 91,8% al 100% nel periodo da 1 a 10 anni.
Tutti i trattamenti avevano l’obiettivo di permettere al paziente di non perdere il dente e di rilevare le percentuali di successo nell’arco di un tempo medio di 8 anniProtesi Dentale.

Conclusioni

La ricerca si basa sulla letteratura scientifica e un campione di casi clinici, ovviamente la scelta di un odontoiatra si baserà sempre ed esclusivamente sullo specifico caso clinico del paziente che ha davanti. C’è anche da considerare che al successo del trattamento concorre anche il paziente stesso perché, per non rischiare di perdere il dente anche dopo il trattamento, sono fondamentali l’igiene orale quotidiana e le visite periodiche di controllo.
stabilità primaria implantologia milano

Stabilità primaria: quanto è importante per il successo implantare?

Si definisce stabilità primaria la capacità dell’osso, in cui viene inserito l’impianto dentale, di garantire l’assenza di mobilità dell’impianto stesso prima che avvenga il processo di osteointegrazione. La stabilità dell’impianto viene innanzitutto garantita dalle proprietà dell’osso, tra cui spessore e densità ossea, qualità che permettono un perfetto ancoraggio dell’impianto stesso.

Cos’è la stabilità primaria

Con stabilità primaria si intende la stabilità che un impianto raggiunge subito dopo essere stato posizionato nell’osso. Durante l’inserimento dell’impianto generalmente il chirurgo misura la forza necessaria per fissarlo all’osso e quel valore indicherà anche il grado di stabilità dell’impianto. A distanza di 3-4 mesi, quando il processo di osteointegrazione si sarà concluso, l’impianto sarà integrato all’osso e non avrà più senso parlare di stabilità primaria. Con osteointegrazione si intende il processo in integrazione dell’impianto con l’osso; l’osso, infatti, inizia a crescere intorno all’impianto appena inserito fino a quando non lo ingloba al suo interno.

Bassa stabilità primaria: quali conseguenze per l’implantologia?

dentista milanoGrazie alla pianificazione dell’intervento di implantologia, l’odontoiatra è in grado di valutare in anticipo quale sarà la qualità dell’osso del paziente. Tuttavia, non è detto che in fase di intervento il chirurgo si trovi davanti ad un osso con le caratteristiche previste, in grado di garantire la stabilità necessaria per reggere una corona. In questi casi la possibilità di scelta tra diverse tipologie di impianti dentali permette talvolta di aumentare il grado di stabilità oppure di favorire un adeguato processo di osteointegrazione e puntare sulla stabilità secondaria dell’impianto.

Tassi di sopravvivenza degli impianti con scarsa stabilità primaria

In un recente studio pubblicato sul Clinical Oral Implant Research, i ricercatori hanno analizzato impianti inseriti con una scarsa stabilità primaria e hanno valutato i fattori che potessero portare a un conseguente fallimento implantare. I pazienti inclusi nel campione di studio sono stati 156 per un totale di 169 impianti inseriti, il tempo di osservazione e monitoraggio ha avuto durata variabile, in un arco di tempo compreso tra un minimo di 34 giorni e un massimo di 9,28 anni.eccellenza implantologia Milano Nella fase di monitoraggio sono state eseguite delle statistiche descrittive ed è stato analizzato il tasso di sopravvivenza dell’impianto attraverso le tabelle di vita e stime di Kaplan-Meier. A questo sono state aggiunte le valutazioni effettuate tramite la diagnostica per immagini.

I risultati della ricerca

Dei 169 impianti inseriti con stabilità primaria bassa in origine, solo su sette pazienti si è registrato un fallimento implantare. Questi dati permettono di affermare che il tasso di sopravvivenza degli impianti, nonostante la scarsa stabilità primaria, è del 94,74%. I dati emersi dalle stime di Kaplan-Meier hanno inoltre rivelato che i sette casi di perdita dell’impianto si sono verificati tra gli 82 interventi di chirurgia avanzata su casi clinici complessi, mentre nessun fallimento implantare si è verificato sui casi di chirurgia semplice.

Casi clinici complessi e successo implantare

abutment parti di un impianto dentaleI risultati di questo studio retrospettivo valorizzano la tesi che anche in presenza di una bassa stabilità primaria, grazie a innovativi strumenti tecnologici e a impianti dentali tecnicamente avanzati, è possibile sottoporsi a un intervento di implantologia con successo. In presenza di casi clinici complessi, affidarsi a una clinica odontoiatrica con competenze specializzate e strumenti adeguati, può fare veramente la differenza e rendere possibili interventi che altrove vengono ritenuti troppo difficili da eseguire.  
implantologia post-estrattiva milano

Implantologia post estrattiva su un dente infetto: conseguenze

L’implantologia post estrattiva è una particolare tecnica odontoiatrica che prevede l’inserimento di impianti dentali nel momento immediatamente successivo all’estrazione del dente. Il dentista procede all’estrazione del dente solo se è indispensabile, la priorità dell’odontoiatria infatti è quella di preservare i denti naturali in ogni caso clinico in cui sia fattibile.

Il dente estratto è infetto: ripercussioni sull’implantologia post estrattiva

Le condizioni per cui un dente naturale venga estratto sono:odontofobia
  • frattura;
  • necrosi;
  • infezione acuta.
In quest’ultimo caso è molto importante valutare le condizioni del sito implantare dopo l’estrazione del dente. Se l’infezione del dente ha contagiato i tessuti circostanti o l’alveolo potrebbe creare i presupposti per un’infezione all’impianto dentale che sarà inserito successivamente, l’implantologia post estrattiva è generalmente sconsigliata. In particolare potrebbe accadere che la presenza di una lesione periapicale nella parte in cui è stato estratto il dente, possa avere delle ripercussioni sull’implantologia post estrattiva.

Casi di fallimento implantare nell’implantologia

Sono stati condotti degli studi sull’implantologia eseguita a seguito dell’estrazione di un dente per verificare il tasso di successo dell’intervento e in quali casi la presenza di un’infezione ha comportato un fallimento implantare. I risultati di una recente ricerca sono stati pubblicati sul Journal of Endodontics. I ricercatori hanno analizzato i casi clinici di 596 pazienti svedesi per un totale di 2367 impianti inseriti in periodi di tempo differenti. I 596 pazienti sono stati suddivisi in base alle cause cliniche che hanno determinato l’estrazione del dente:granuloma al dente A questo parametro hanno aggiunto un’altra variabile, ossia il tempo trascorso tra estrazione del dente e implantologia post estrattiva:
  • implantologia a meno di 7 giorni dall’estrazione;
  • implantologia nelle 1-7 settimane dall’estrazione;
  • implantologia tra le 16-51 settimane dall’estrazione;
  • implantologia dopo 52 settimane dall’estrazione.
Sono state inoltre registrate le condizioni cliniche nelle diverse fasi di intervento:
  • salute del dente al momento dell’estrazione;
  • pazienti sottoposti a terapia antibiotica;
  • fallimento implantare;
  • fallimento implantare a causa di perimplantite.

Risultati

implantologia post estrattivaLa carie profonda è risultata essere la prima causa di estrazione del dente, un dato emerso nel 64% dei casi clinici presi in analisi. Di questa percentuale, il 51% dei pazienti si era già sottoposto a terapia canalare per la cura della carie. La percentuale di successo è stata di oltre il 95% e i casi di fallimento implantare si sono presentati a seguito di infezioni. La presenza di infezioni subito dopo il posizionamento degli impianti ha compromesso notevolmente la possibilità di successo; le infezioni manifestatesi a distanza di tempo hanno portato a una minore percentuale di perdita degli impianti. In presenza di lesioni periapicali è stato impossibile procedere con l’implantologia post estrattiva. Per scongiurare un fallimento implantare o la perdita dell’impianto è importante non trascurare la fase preliminare dell’intervento, ossia la storia clinica del paziente e la pianificazione dell’implantologia in base alle specifiche necessità.
sostituire i denti su intera arcata

Riavere denti di un’intera arcata: risultati dopo 10 anni

La decisione di rimpiazzare i denti di un’intera arcata è un passo fondamentale nella vita di pazienti completamente senza denti. In quest’articolo illustreremo le diverse tecniche per la sostituzione dei denti di un’intera arcata e la loro efficacia nel lungo periodo.

Sostituire i denti di un’intera arcata: le tecniche

Se vogliamo sostituire i denti con delle protesi fisse, le due principali tecniche per la riabilitazione di un’intera arcata sono principalmente:
  • implantologia a carico differito
  • implantologia a carico immediato
toronto bridge all on 4Quando parliamo di implantologia a carico differito intendiamo un intervento di riabilitazione che si esegue in due distinte fasi: nel primo intervento si inseriscono gli impianti e si attende il completamento della fase di osteointegrazione e la guarigione dell’area trattata; in seguito vengono avvitate le protesi che sostituiscono i denti. Per pazienti completamente edentuli, l’implantologia a carico differito comporta tempi più lunghi per la completa riabilitazione. Con l’implantologia a carico immediato invece è possibile sostituire i denti già nel primo intervento. In particolare la tecnica odontoiatrica a carico immediato All-on-4 permette di sostituire tutti i denti dell’arcata in 24 ore e con solo quattro impianti. L’implantologia a carico immediato All-on-4 rappresenta dunque una tecnica innovativa che riduce al minino i traumi per il paziente.

Riabilitazione di un’intera arcata: cosa succede dopo 10 anni?

L’implantologia a carico immediato permette dunque di sostituire i denti di un’intera arcata in una sola seduta. Un recente studio portato avanti da un team di ricercatori giapponesi e pubblicato sul Journal of Prosthodontic Research, ha valutato il successo di questa tipologia di impianti a 10 anni dall’intervento. I ricercatori hanno preso a campione 52 pazienti per un totale di 220 impianti inseriti per sostituire i denti di intere arcate con implantologia a carico immediato. A distanza di 10 anni dall’intervento di inserimento degli impianti su intera arcata sono emersi i seguenti dati:
  • 93,9% di successi dell’intervento
  • 13 impianti con fallimento implantare (su 7 pazienti complessivi)
  • maggior numero di successo implantare nei soggetti femminili
Nei casi di fallimento implantare, è comunque possibile, in seconda battuta, rimediare alla perdita dell’impianto. Sostituire i denti con l’implantologia a carico immediato è per i pazienti completamente senza denti una delle migliori soluzioni possibili. Grazie alle tecniche All-on-4 o All-on-6 è inoltre possibile riabilitare l’intera arcata con un intervento poco invasivo, senza dolore e di breve durata. Una condizione che riporta un paziente edentulo a vita nuova. Quella condizione di disagio che solo chi ha perso i denti conosce bene: la vergogna di parlare o sorridere in pubblico, non riuscire più a mangiare, non parlare bene, può essere completamente risolta nell’arco di 24 ore.
post intervento implantare infenzioni

Post intervento implantare: le infezioni fattore di rischio

Nel post intervento implantare le infezioni sono una complicanza abbastanza rara, ma sono comunque considerate dall’odontoiatria come un fattore di rischio che aumenta le probabilità di fallimento implantare.

Le infezioni nel post intervento implantare

protocollo nobel dentista milanoLa possibilità di contrarre un’infezione nel periodo immediatamente successivo a un intervento di implantogia, ossia entro il primo mese dalla chirurgia, si attesta intorno a una percentuale tra l’1,6% e l’11,5%. Si tratta comunque di un’eventualità abbastanza rara. A seguito dell’intervento viene di solito somministrata una terapia antibatterica che può causare un’alterazione del macrobiota orale. Un alterato equilibrio della flora batterica può agevolare l’insorgere di infezioni che resistono a successive terapie antibiotiche. La presenza di un’infezione durante la fase di osteointegrazione può aumentare di circa 80 volte il rischio di fallimento implantare.

L’incidenza delle infezioni sul fallimento implantare

Nell’ottobre del 2018 è stato pubblicato sul Journal of Periodontology uno studio spagnolo che ha voluto evidenziare i fattori che possono notevolmente aumentare le probabilità di fallimento dell’implantologia. In particolare la ricerca si è concentrata sui pazienti che hanno sviluppato un’infezione nel post intervento implantare e dunque nella fase di osteointegrazione. Il campione utilizzato per l’analisi è stato composto da 1322 pazienti per un totale di 2673 impianti dentali inseriti, trattati nel periodo tra gennaio 2004 e ottobre 2015 nell’ambulatorio di Chirurgia orale e implantologia dell’Università di Barcellona. I pazienti esaminati hanno evidenziato nella fase di post intervento implantare la presenza di:
  • pus nella zona degli impianti;
  • fistole gengivali in prossimità degli stessi;
  • febbre;
  • dolore nell’area trattata.
L’incidenza dell’infezione post intervento implantare, nel campione esaminato, è stata del 2,80%, pari a 37 pazienti. Di questi 37, l’89,19%, pari a 33 di loro sono stati sottoposti a un trattamento chirurgico per la rimozione dell’infezione perché resistenti alla terapia antibiotica. Sui 33 pazienti trattati, nel 65% dei casi è stato necessario rimuovere gli impianti. Considerando tutti i dati raccolti durante la fase della ricerca, sono state tratte le seguenti conclusioni: i pazienti che contraggono un’infezione durante la fase di osteointegrazione hanno una probabilità più alta di andare incontro al fallimento dell’implantologia.
Si è stimato che la possibilità dell’impianto dentale di sopravvivere a un’infezione contratta durante il periodo immediatamente successivo all’inserimento implantare è pari al 33,5%.

Come ridurre il fattore di rischio nel post intervento implantare

Considerando quanto un’infezione possa condizionare il successo di un intervento di implantologia, è importante prevenire quest’evenienza. Nella fase post intervento implantare è bene seguire alla lettera le indicazioni dell’implantologo. Ci sono infatti alcune semplici regole da seguire, oltre a eventuali terapie topiche o sistemiche. Il primo passo è seguire una dieta adeguata e fare attenzione a tutte le procedure di cura dell’impianto, a partire da una corretta igiene orale. Non prendere alla leggera, quindi, le indicazioni dell’implantologo se si desidera ridurre al minimo la possibilità di un fallimento implantare.
implantologia computer guidata

Implantologia computer guidata: di cosa si tratta

La moderna odontoiatria si avvale di molteplici tecniche per l’inserimento degli impianti dentali, ogni tecnica risponde alla specificità del caso clinico. Tra le diverse tecniche c’è anche quella dell’implantologia computer guidata, vediamo di cosa si tratta.

Implantologia computer guidata: come funziona

L’implantologia computer guidata è una delle possibili tecniche utilizzate per l‘inserimento degli impianti dentali. In sintesi, le fasi che la caratterizzano sono le seguenti:
  • Diagnostica per immagini con Tac Cone Beam, ortopanoramica tridimensionale;
  • Invio delle immagini tridimensionali ad un apposito software;
  • Pianificazione digitale dell’intervento di implantologia;
  • Invio dei dati al laboratorio odontotecnico per la realizzazione della specifica dima chirurgica;
  • Intervento chirurgico per l’inserimento degli impianti dentali attraverso l’utilizzo della dima chirurgica.

Fase 1: le immagini digitali tridimensionali

software 3DLa pianificazione di un intervento di implantologia con immagini diagnostiche tradizionali, ossia bidimensionali, come radiografie endorali o ortopanoramiche 2D, non permette all’odontoiatra di valutare alcuni importanti parametri come lo spessore e la qualità dell’osso, questo potrebbe portare a una errata valutazione sulla tipologia di impianti da inserire. Le immagini digitali tridimensionali, ottenute grazie alla tomografia digitale, permettono invece all’odontoiatra di ricostruire con informazioni dettagliate, la specifica anatomia di ogni paziente. Con tali informazioni sarà possibile creare dei modelli attendibili e procedere con l’implantologia computer guidata.

Fase 2: la pianificazione dell’intervento di implantologia

Tutte le informazioni digitali raccolte dall’odontoiatra vengono trasferite in appositi software in grado di ricreare il modello tridimensionale dell’anatomia del paziente. Grazie alla ricostruzione digitale, è possibile pianificare virtualmente l’esatta posizione in cui dovranno essere inseriti gli impianti, tenendo conto dello spessore e della qualità dell’osso. Avere sotto controllo l’anatomia del paziente permette all’odontoiatra di agire senza interferire con il nervo alveolare inferiore o con i seni mascellari. Una volta stabilita la posizione degli impianti dentali, tutte le informazioni vengono trasferite a dei laboratori per la realizzazione della dima chirurgica.

Fase 3: il posizionamento degli impianti dentali attraverso la dima chirurgica

dima chirurgica La dima chirurgica è una mascherina che viene posizionata nel cavo orale durante l’intervento chirurgico. Nella dima sono presenti dei fori che riproducono con esattezza i punti in cui dovranno essere inseriti gli impianti: è, usando parole semplici, una guida per l’odontoiatra. Come altre tecniche di implantologia, è eseguita in modalità flapless, ossia senza l’incisione dei tessuti molli e dunque senza particolari traumi per il paziente, con tempi di guarigione rapidi.

Vantaggi dell’implantologia computer guidata

I vantaggi dell’implantologia computer guidata sono perlopiù gli stessi vantaggi di tutte le tecniche di implantologia a carico immediato. In realtà, con la chirurgia computer guidata, nei casi selezionati, è possibile evitare interventi traumatici sulle gengive. I vantaggi nel dettaglio:
  • intervento mininvasivo e senza dolore;
  • pianificazione dell’intervento nel minimo dettaglio con riduzione di rischi per il paziente;
  • riduzione al minimo del sanguinamento;
  • tempi di intervento brevi;
  • tempi di guarigione ridotti e senza traumi.

Svantaggi

La dima chirurgica può interferire con la visione integrale del campo operatorio e può impedire all’odontoiatra di avere il pieno controllo in caso di imprevisti durante l’intervento. È il chirurgo a sapere quando è consigliabile seguire questo particolare protocollo. Anche per la tecnica dell’implantologia computer guidata è fondamentale affidarsi a odontoiatri dalla comprovata esperienza chirurgica.
controindicazioni per l'implantologia

Controindicazioni per l’implantologia: quello che c’è da sapere

Un paziente alla ricerca di informazioni sugli impianti dentali, pone spesso una domanda: quali controindicazioni per l’implantologia? Proviamo a dare in quest’articolo una risposta esauriente.

Le controindicazioni per l’implantologia

controindicazioni per l'implantologiaI casi di “paziente ideale” per l’implantologia sono inferiori al 20%.  Per paziente ideale intendiamo un paziente che abbia una bocca sana, un quadro clinico generale buono e un ottimo spessore e densità dell’osso mascellare. Il restante 80% presenta invece delle situazioni più o meno gravi che vanno dalle infezioni gengivali, alla carie fino a condizioni cliniche complesse come, ad esempio, l’atrofia ossea. Come tutti gli interventi chirurgici, anche l’inserimento degli impianti dentali ha dei rischi, soprattutto per pazienti che oltre a patologie odontoiatriche presentano altri tipi di malattie che potrebbero rappresentare delle controindicazioni per l’implantologia. Le controindicazioni a un intervento di implantologia dentale sono dovute principalmente a:
  • problemi cardiovascolari
  • malattie oncologiche
  • malattie autoimmuni
  • malattie psichiatriche
  • diabete
  • osteoporosi
In una di queste condizioni sopraelencate è sempre bene consultare un odontoiatra competente prima di affrontare un intervento. L’odontoiatria continua a fare enormi progressi e oggi, ad esempio, grazie alle innovative tecniche chirurgiche è possibile sottoporsi a un intervento di implantologia minimamente invasivo, senza traumi e senza eccessivo sanguinamento. La chirurgia mini invasiva permette anche a una persona affetta da diabete, che sia però clinicamente monitorata, di potersi sottoporre a un intervento per l’inserimento degli impianti con carico immediato.ipertensione Ad alcune controindicazioni per l’implantologia si può dunque trovare una soluzione attraverso tecniche odontoiatriche innovative, l’importante è sempre rivolgersi a professionisti competenti e che abbiano molta esperienza sul campo.

Ci sono controindicazioni per l’implantologia che si possono superare?

Se le controindicazioni all’intervento riguardano patologie odontoiatriche che possono essere curate, l’odontoiatra indicherà dei trattamenti specifici prima di procedere con l’inserimento degli impianti dentali. Procedere all’intervento di implantologia in presenza di malattie gengivali, carie o altre patologie può determinare, escludendo complicanze ben più gravi, la mancata osteointegrazione e il conseguente fallimento implantare.

Patologie cardiovascolari

Tra le controindicazioni principali compaiono le patologie cardiovascolari. Aritmie, problemi alle valvole cardiache, post infartuati o persone con angina instabile, pazienti con pressione alta… Sono varie le patologie che interessano o correlate al cuore e che devono essere tenute sotto monitoraggio prima di pianificare un trattamento implantare. Non si tratta di controindicazioni assolute, ovvero che impediscono l’intervento, ma di situazioni che devono essere gestite e che non compromettono la riuscita dell’intervento. Presso Sanident il cardiologo verificherà l’idoneità del paziente all’intervento e/o ne consiglierà trattamenti specifici.

Atrofia ossea

Un’altra controindicazione che può essere superata è l’atrofia ossea. Spesso la mancanza di osso viene considerata una condizione che non permette l’inserimento degli impianti dentali a carico immediato. Anche in questo caso esperienza, competenza e innovative tecniche odontoiatriche fanno la differenza. In presenza di atrofia ossea è infatti possibile procedere con l’implantologia zigomatica.implantologia zigomatica milano L’implantologia zigomatica è un’innovativa tecnica odontoiatrica che permette di ancorare gli impianti dentali direttamente agli zigomi e sostituire un’intera arcata dentale con un semplice intervento.  

Altre controindicazioni

Fumo, alcol, diabete, malattie neurologiche, trattamenti con bifosfonati o anche una gravidanza. Sono tanti i casi clinici che ci troviamo ad affrontare ogni giorno, ogni paziente è un caso a sé, ogni paziente viene seguito e visitato da medici specialisti in grado di garantire la massima sicurezza al paziente. L’esperienza e l’utilizzo di tecnologie all’avanguardia possono dunque fare la differenza, non esiste caso clinico che non possa essere sottoposto alla valutazione di un odontoiatra competente, sarà suo compito trovare la soluzione migliore adatta alla tua situazione clinica.
rimozione di un impianto dentale milano

Rimozione di un impianto dentale fallito

La rimozione di un impianto dentale è un intervento raro vista l’alta percentuale di successi nell’ambito della moderna implantologia. Tuttavia, quando si verifica un fallimento implantare, potrebbe essere necessario rimuovere l’impianto.

Rimozione di un impianto dentale: quando è necessario

La rimozione di un impianto dentale, per la rarità con cui viene eseguita, risulta molto più complessa rispetto a un intervento di implantologia. Un impianto dentale si rimuove se non ci sono alternative possibili, le principali condizioni si verificano:

Rimozione dell’impianto per un fallimento implantare

rimozione di un impianto dentaleIl fallimento implantare può essere immediato, ossia verificarsi poco tempo dopo l’intervento di implantologia, a causa di problemi di osteointegrazione, oppure tardivo, si verifica a distanza di mesi o anni ed è principalmente dovuto a una trascurata cura dell’impianto dentale da parte del paziente. In entrambi i casi si verifica una perdita della stabilità, totale o parziale, che rende più o meno difficoltosa la rimozione dell’impianto dentale. Se la perdita della stabilità è totale, l’impianto dentale manifesta una forte mobilità, per rimuoverlo basterà utilizzare un cacciavite implantare, agganciare l’impianto, eseguire una rotazione ed estrarlo dall’osso. Se la perdita di stabilità è parziale, significa che parte dell’impianto è ancora inserita nell’osso, in questo caso la rimozione dell’impianto dentale risulta molto più complessa. La tecnica è sempre quella della rotazione antioraria, ma l’odontoiatra deve preservare l’integrità dell’osso e agire con la massima cautela per evitare traumi o danni ai tessuti.

Rimozione dell’impianto a seguito di una frattura

La frattura dell’impianto può verificarsi per un’errata pianificazione dell’intervento di implantologia o per cause traumatiche. Una delle principali cause per cui l’impianto si rompe è lo svitamento della vite, con conseguente frattura. Quando l’impianto presenta una frattura, che sia della vite, dell’abutment o della corona protesica, le tecniche di rimozione possono essere differenti.

Rimozione dell’impianto con ultrasuonirimozione di un impianto dentale a milano

In alcuni centri odontoiatrici vengono utilizzate delle punte a ultrasuoni per rimuovere correttamente e senza traumi per il paziente, il frammento di impianto.

Kit di rimozione di un impianto dentale

rimuovere impianto dentale milanoIn altri casi la procedura indicata è l’utilizzo di uno specifico kit di rimozione fornito dalle stesse case produttrici degli impianti dentali. Ad ogni impianto dentale certificato corrisponde uno specifico kit di rimozione da utilizzare nella remota ipotesi in cui l’impianto debba essere rimosso. Non tutti i centri odontoiatrici si avvalgono di impianti dentali ad alto standard qualitativo, gli unici a garantire al paziente livelli di sicurezza e affidabilità molto alti, anche nell’eventualità di una rimozione dell’impianto dentale. La scelta di un centro odontoiatrico per l’implantologia non dovrebbe mai essere una scelta di pancia, è importante pensare a tutto ciò che implica, soprattutto in termini di garanzia a distanza di tempo dall’intervento.
impianti dentali si fratturano

Impianti dentali si fratturano: in quali circostanze?

Gli impianti dentali si fratturano molto raramente, questo perché l’implantologia ha raggiunto, negli ultimi anni, ottime percentuali di successo. Ma è un’eventualità che, seppur in percentuali molto minime, può verificarsi. Vediamo in quali circostanze.

Quando gli impianti dentali si fratturano

Per quantificare in termini numerici le probabilità di frattura di un impianto dentale, possiamo dire che, secondo i dati scientifici, i casi di frattura sono 2 ogni 1000. La percentuale di fratture degli impianti è dunque dello 0,o2%, mentre le cause per cui gli impianti dentali si fratturano sono principalmente tre:
  • svitamento della vite dell’impianto;
  • eccessivo carico masticatorio;
  • una pianificazione errata dell’implantologia.

Svitamento dell’abutment

Lo svitamento dell’abutment è una delle principali cause per cui gli impianti dentali si fratturano, può anzi essere considerata la impianti dentali si fratturanopiù frequente. Questa condizione si può verificare quando gli impianti inseriti non sono premium price, ossia non sono progettati per scaricare le forze sulle strutture più resistenti e proteggere le componenti maggiormente a rischio frattura. Un impianto economico, al contrario, non ha alle spalle le numerose ricerche e i test che permettono di eliminare criticità come questa.

Eccessivo carico masticatorio

L’inserimento di un impianto dentale deve essere pianificato con cura, tenendo conto anche del carico masticatorio. Se il carico masticatorio non viene adeguatamente distribuito su tutte le componenti dell’impianto: vite, moncone e corona protesica, può accadere che l’impianto dentale si fratturi. In particolare un carico masticatorio mal distribuito incide su due parti dell’impianto: la prima spira della vite e la congiunzione tra vite e gambo. Sono le parti che cedono e determinano la frattura.

Errata pianificazione dell’intervento di implantologia

Grazie a innovative tecnologie e alla competenza acquisita negli anni, un intervento di implantologia può essere pianificato nel minimo dettaglio. Per dare stabilità all’impianto ed evitare che possa andare incontro a una frattura, l’odontoiatra dovrà valutare, prima dell’inserimento dell’impianto, i seguenti parametri:software 3D
  • qualità e spessore dell’osso;
  • lunghezza e inclinazione della vite;
  • sistemi antirotazione degli impianti;
  • distribuzione del carico masticatorio.

Se gli impianti dentali si fratturano, che fare?

In presenza di impianti dentali, al primo sintomo di fastidio, dolore, sanguinamento o gonfiore è bene rivolgersi a un odontoiatra competente per scongiurare il completo fallimento implantare. In condizioni irreversibili, ossia quando la frattura all’impianto dentale non permette alcun tipo di intervento, la soluzione è rimuovere l’impianto. Se spessore e qualità dell’osso lo permettono, l’impianto potrebbe essere rimosso e sostituito, ma sarebbe un intervento molto complesso, che solo un centro di implantologia con competenze e tecnologie adeguate potrebbe eseguire. Difatti, più interventi subisce un paziente e più la situazione diventa complessa e difficile da gestire e risolvere. Per altri casi potrebbe invece essere fattibile la rimozione della componente fratturata, anche in questo caso, l’intervento di rimozione potrebbe risultare molto complesso e anch’esso deve essere pianificato nel minimo dettaglio.